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Andarelontano
Pensieri e parole in libertà
 
 
 
 
           
       



«Basterebbe capire che
un uomo non può essere vitale
se non si sente parte di qualcosa.
Basterebbe abbandonare
 il nostro smisurato
bisogno di affermazione.
Abbandonare anche il nostro
smisurato pessimismo
e trovare finalmente l’audacia
di frequentare il futuro con gioia
».

Giorgio Gaber



«I libri se non diventano vita incarnata
sono oggetti inchiodati
nella rigidità di un sapere inutile»
Ermanno Olmi


«Non c'è nulla di magico nei libri,
la magia sta in ciò che essi dicono
nel modo in cui hanno cucito le pezze dell'universo
per mettere insieme così un mantello di cui rivestirci»
Ray Bradbury

«Ho girato il mondo,
ma non sono mai andato lontano
dalla piazza del villaggio dove sono nato
».
Enzo Biagi


«Non si ricordano i giorni,
si ricordano i momenti»

Cesare Pavese


«Dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fiori»
Fabrizio De André



«Triste anima passata
e tu volontà nuova che mi chiami,
tempo è forse d'unirvi
in un porto sereno di saggezza»
Eugenio Montale

"Chaplin è un argomento sconfinato.
Charlot abita in quella
lunghissima stagione
della vita che è la prima adolescenza,
stagione che non finisce più
che attraverso il filtro della memoria
portiamo sempre con noi»

Federico Fellini


«Addio mio piccolo futuro
piccolo raggio, in questa notte scura,
dal giorno che ti ho preso in braccio:
non devi avere mai paura
io sarò sempre nel tuo viaggio»
Roberto Vecchioni




«E poi ti dicono: "Tutti sono uguali
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera»

Francesco De Gregori


Francesco De Gregori



«La poesia non è di chi la scrive
 ma di chi serve»
 
(M. Troisi - "Il Postino")



«Se esiste una qualsiasi magia
 in questo mondo
deve essere nel tentativo
 di capire qualcuno
condividendo qualcosa,
 è quasi impossibile riuscirci
ma in fondo che importa
 la risposta deve essere
 nel tentativo
»
(Dal film "Prima dell'alba")





«C'è un tempo perfetto
per fare silenzio
guardare il passaggio del sole
d'estate
e saper raccontare
ai nostri bambini
quando è l'ora muta delle fate»
Ivano Fossati "C'è tempo"






Mi sogno i sognatori che
aspettano la primavera
o qualche altra primavera
da aspettare ancora
fra un bicchiere di neve
e un caffè come si deve
quest'inverno passerà.

Fiorella Mannoia (I treni a vapore)





12 girasoli in un vaso3.jpg (18773 byte)







 
3 marzo 2012

Ciao Lucio...

 

“Cala matana” è il nome della baia sui cui si affaccia la villa di Lucio Dalla, nell’isola di San Domino, nell’arcipelago delle Tremiti. Si tratta di un’insenatura nella roccia davanti ad un mare cristallino dove il sole rimane soltanto al mattino per poi scomparire già nel primo pomeriggio. Questo fenomeno atmosferico mi fa pensare alla parabola artistica e di vita di Lucio Dalla che se n’è andato alle soglie dei 69 anni, all’inizio di un tour europeo. Il cantautore bolognese ha lasciato la scena quando il suo sole era ancora alto, per lui, il tramonto non è mai arrivato. La notizia della sua morte ha toccato l’intera collettività forse perché le canzoni più di altre forme d’arte hanno il potere magico e poetico di entrare nella vita delle persone, nel vissuto più intimo di ciascuno veicolando sogni e nostalgie, attese e ricordi. Le canzoni di Lucio Dalla sono entrate a far parte della nostra quotidianità accompagnandone i momenti lieti come quelli bui. Nel suo ultimo cd Questo è amore in cui aveva ripescato pezzi meno noti del suo repertorio, Dalla aveva inserito tra gli inediti una particolare versione di Anema e core. Un classico della canzone napoletana che per lui portava dentro un grande messaggio d’amore quello del perdono. Era molto legato al sud e a Napoli dove una volta disse gli sarebbe piaciuto nascere. “Era de maggio è stata la canzone più bella del secolo scorso”, era solito ripetere. Figlio unico, era circondato da amici che lo amavano per la sua generosità e versatilità.

È stato soprattutto un musicista, un jazzista, soltanto, in un secondo momento, ha scoperto la sua vena di paroliere che lo ha portato a scrivere brani immortali come: Caruso, L’anno che verrà, Anna e Marco. Ci mancherà di Lucio la capacità di mescolare il colto e il popolare, il suo essere un intellettuale ma anche un uomo del popolo in grado di dialogare con chiunque. Lanciato da Gino Paoli e scopritore di talenti, a sua volta, da Ron a Gaetano Curreri, da Luca Carboni a Samuele Bersani, Dalla ha collaborato con grandi artisti italiani e internazionali, tra gli episodi più recenti il lungo tour “Work in progress” che l’aveva visto, dopo trent’anni, di nuovo insieme a Francesco De Gregori. Due caratteri molto diversi tra loro che però si completavano a vicenda in quel misterioso gioco d’amore e di specchi che è la musica. Tra le sue tante canzoni, mi piace ricordarne una: Felicità contenuta nel doppio album pubblicato, alla fine degli anni Ottanta, insieme a Gianni Morandi. In quel brano Lucio descriveva la felicità come un treno in viaggio di notte lungo i binari che non si ferma mai, che si intravede ma non si riesce mai ad afferrare completamente. Questa immagine mi sembra un’efficace sintesi della sua poetica e del suo stare al mondo, Dalla è stato un funambolo della musica, capace di spiazzare, di far ridere e commuovere allo stesso tempo. La sua melodia più celebre rimane Caruso, un atto d’amore verso un grande tenore ma anche verso il mondo e la cultura napoletana che lui amava profondamente. Lo scorso anno questa canzone, famosa in tutto il mondo, ha festeggiato i 25 anni dall’uscita: “Ma sì è la vita che finisce / ma lui non ci pensò poi tanto / anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo canto”. Già quel canto di mare e salsedine, di fabbrica e di cielo che non smetterà mai di vivere nella nostra memoria e nelle nostre parole. Ciao Lucio….

 




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14 febbraio 2011

Se il cinema sconfigge la paura

 

  

 

 

 

 

"Il discorso del re" è un film molto bello che racconta una storia rimasta per decenni nell’ombra. Siamo negli anni ‘30, il monarca Giorgio V° ha due figli, il primogenito David, erede al trono e Albert, uomo fedele ai doveri dello Stato, ma incapace di parlare in pubblico a causa di un problema di balbuzie. Dopo la morte di Giorgio V°, la successione al trono del primogenito David, più interessato a coltivare relazioni sentimentali che i doveri verso la Corona, si rivelerà un fallimento. David abdicherà in favore del fratello Giorgio V°, padre dell’attuale regina Elisabetta. Grazie all’aiuto di un singolare logopedista Lionell, il nuovo sovrano ritroverà non soltanto la parola, ma anche la fiducia e il coraggio, alla vigilia della guerra con la Germania di Hitler.

Dietro la vicenda reale, il film pone al centro il tema dell’amicizia e della fiducia reciproca, capace più di medicine e di altri accorgimenti artificiosi di combattere le paure e di sconfiggere l’insicurezza e l’inadeguatezza. Interpretato da una grande cast tra cui un intenso Colin Firth nel ruolo del protagonista e Geoffrey Rush in quella del logopedista, vede tra gli interpreti nel ruolo della futura regina madre Helena Bonham Carter, finalmente strappata ai ruoli horror-dark.

Candidato a 12 premi Oscar, tra cui miglior film, regia, attore, “Il discorso del re” si avvia a diventare il film rivelazione della stagione.




permalink | inviato da Andarelontano il 14/2/2011 alle 14:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

7 febbraio 2011

“Invictus”, quando il cinema diventa un’epica moderna

 

 

“Invictus”, quando il cinema diventa un’epica moderna

 

«Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita,
io sono il padrone del mio destino»

 

 

“Invictus” è il titolo della poesia che Nelson Mandela, interpretato da un grande Morgan Freeman, legge nella cella in cui rimane prigioniero per 27 anni. Clint Eastwood elegge la lirica a simbolo della lotta del leader africano per la sopravvivenza e la libertà. “Invictus” è anche il titolo del film in cui Eastewood si conferma alfiere di un cinema etico ed epico capace di non scadere nel moralismo o nel paternalismo.

La storia della nazionale di rugby che attraverso lo sport mira alla riconciliazione di un popolo diviso è un pretesto straordinario per parlare di altro: il perdono, la fratellanza, la lotta contro l’ingiustizia, la capacità di ciascuno di dare il proprio contributo al miglioramento della società, temi ricorrenti nel cinema del grande regista americano.




permalink | inviato da Andarelontano il 7/2/2011 alle 10:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

10 gennaio 2011

"Hereafter" di Clint Eastwood

Andando vanti con gli anni il maestro Clint affina la sua ispirazione che questa volta indaga su un tema da far tremare i polsi: "C’è qualcosa dopo la morte?". Tre protagonisti che vivono storie ambientate in città diverse: Parigi, Londra, San Francisco, sono toccati in maniera diversa dalla morte, alla fine della vicenda, le loro esistenze si incroceranno.

Se con “Gran Torino”, il maestro Clint ci aveva coinvolti facendoci piangere fino alle lacrime, questa volta lavora di cesello, sottraendo e non aggiungendo ad un tema così insidioso. Clint sussurra allo spettatore un’ipotesi, senza cadere nella tentazione di voler spiegare a tutti i costi qualcosa che per sua natura sfugge ad ogni tipo di controllo razionale.

Con “Hereafter”, Eastwood a ottant’anni aggiunge un’altra opera preziosa alla sua collezione di inestimabile valore.  




permalink | inviato da Andarelontano il 10/1/2011 alle 14:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

5 ottobre 2010

Benvenuti al Sud

 

"Il forestiero che viene al Sud piange due volte, quando arriva e quando parte". Si tratta di una delle battute del film "Benvenuti al Sud" che in pochi giorni ha incassato quasi 4 milioni di euro. Interpretata da un gran cast tra cui spiccano: Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Nando Paone, Valentina Lodovini e diretto da Luca Miniero, il film con garbo ed ironia, senza mai essere volgare, gioca sulla contrapposizione tra nord e sud.

Remak del film francese: "Giù al nord", la pellicola gioca con gli stereotipi che dividono meridionali e settentrionali, cogliendo con tenerezza e simpatia il particolare che ciò che ci unisce è più di quanto ci divida.  




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27 settembre 2010

"La passione" di Carlo Mazzacurati

 

“La passione” di Carlo Mazzacurati, già autore del toccante “La giusta distanza” è un film intenso e sorprendente che dietro l’apparente leggerezza della commedia, racconta una storia di inquietudine, dolore e riscatto. Siamo in Toscana dove un regista in crisi con il volto stralunato di Silvio Orlando scopre che un guasto idraulico alla propria casa lo costringerà, per una serie di ragioni, a dirigere la sacra rappresentazione del venerdì santo. Qui grazie all’aiuto di un bravissimo Giuseppe Battiston riuscirà nell’impresa.

Con il pretesto di narrare una storia di provincia, Mazzacurati, ci descrive altro, ossia la crisi del nostro cinema sempre più schiavo della televisione, la fragilità degli artisti, la superficialità di un apparato produttivo disposto sempre meno a rischiare, le difficoltà di un Paese che sembra aver smarrito la propria anima.

Spesso ci si sente ripetere che i registi di casa nostra non facciano altro che chiudersi in se stessi, girando film in due camere e cucina, non è il caso di questa pellicola che ci racconta molto dell’Italia di oggi, delle sua inquietudini ma anche della sua voglia di riscatto. Ci salveranno gli ultimi??? Forse chissà.....  




permalink | inviato da Andarelontano il 27/9/2010 alle 15:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 giugno 2010

I film più belli visti quest'anno

 

 
Se dovessi stilare una classifica dei film più belli visti quest’anno, metterei in cime alla lista due pellicole: Il Concerto e La prima cosa bella. Si tratta di due opere molto diverse tra loro, con un comune denominatore, l’attaccamento alla vita.
Il Concerto è uno straordinario apologo della musica intesa come metafora di libertà e resistenza al potere. La prima cosa bella è una storia famigliare che punta l’attenzione sulla capacità di rimettersi in discussione, di riaprire strade in grado di riavvicinare le persone.
Coniugando riflessione e divertimento, questi due film rappresentano un fiore all’occhiello della cinematografia europea di questi ultimi mesi. Visto che entrambi stanno per uscire in dvd, possono rappresentare un efficace antidoto per combattere la calura delle sere d’estate e un regalo per la mente ed il cuore.




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20 aprile 2010

Ascoltando Nino Buonocore

 

Qualche giorno fa ho acquistato un cd di Nino Buonocore: Scrivimi. Si tratta di una raccolta in chiave acustica di alcune delle sue più belle canzoni. Devo dire di essere rimasto molto colpito dall’eleganza degli arrangiamenti e dalla raffinatezza delle musiche e dei testi. Ho amato in modo particolare il brano: Il mandorlo, un motivo molto evocativo di un periodo della vita: l’adolescenza, stagione infinita che attraverso il filtro della memoria portiamo sempre con noi.

Il cantautore napoletano canta di un mandorlo che fiorisce nel giardino della scuola, simbolo e metafora di innocenza e di un passato mai dimenticato.

I ricordi di un amore nato sui libri di scuola si mescolano a quelli dei silenzi e degli abbandoni giovanili per poi sfociare in un canto che inneggia alla fragilità di ciascuno e alla voglia di rimanere fedeli a se stessi proprio come quel mandorlo che non smette di fiorire nel giardino della scuola.

 




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7 aprile 2010

Le "Mine vaganti" di Ozptek

Le “mine vaganti” dell’ultimo film di Ferzan Ozptek sono quelle anime che inseguendo la propria libertà, cercano di somigliare a se stesse. Scompaginano l’ordine fissato, mescolano le carte affinché i muri si sgretolino, le fortezze vengano sbaragliate.

Dietro la storia di una famiglia di pastai leccesi si agitano i mari inquieti dell’ipocrisia e della falsità, di fronte alle quali c’è chi soccombe e chi si oppone.

Ozptek che sembra avere nelle sue corde più il racconto drammatico che la commedia riesce in questo film a mescolare con sapienza i generi, dirigendo un cast di attori in gran forma.

Il regista italo turco mostra di amare profondamente i suoi attori, ciascuno dei quali lo ripaga con una brillante interpretazione.

Al centro della vicenda alcuni temi cari al regista come la diversità, l’amore per il cibo, il rapporto tra essere e apparire.




permalink | inviato da Andarelontano il 7/4/2010 alle 8:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

15 marzo 2010

Il Concerto. Quando la bellezza è più forte dei regimi.

La prima vittima dei regimi è la bellezza. “Il concerto” è un film di grande intensità emotiva che attraverso la vicenda di un gruppo di musicisti russi e del loro direttore mostra come le dittature, calpestando la creatività e l’estro degli artisti, mirino ad annullarne la spiritualità e l’interiorità.

“Il mondo sarà salvato dalla bellezza” afferma il principe Myskin de “L’idiota” di Dostoevskij, evocando quella scintilla di divino in grado di rendere gli uomini liberi e pensanti. I totalitarismi di turno fanno di tutto per annientarla in nome  dell’omologazione e della mediocrità.

Radu Mihaileanu, regista romeno dell’acclamato “Train de vie” firma uno straordinario apologo della musica quale veicolo di espressione e di libertà. La pellicola che inizia sulle note dell’Andante del Concerto per pianoforte e orchestra di Mozart e si conclude con il Concerto per violino e orchestra di Ciaikoski è un inno alla capacità delle donne e degli uomini di riscattarsi attraverso l’arte, strumento in grado di restituire la dignità perduta.

Al centro dell’opera la vicenda Andreï Filipov, il più grande direttore d’orchestra sovietico, a cui viene impedito di dirigere, per aver permesso la presenza di due musicisti ebrei malvisti dal regime di Breznev. Ridotto ad uomo delle pulizie, il grande artista, grazie ad un piccolo espediente, decide di ritrovare i suoi musicisti per un grande concerto a Parigi.

Con tocco lieve e profondo il regista ci regala uno splendido film che non manca di situazioni divertenti e paradossali in grado di far sorridere e pensare nello stesso tempo.

“Questo concerto è come una confessione. In ogni nota c’è la vita”, afferma Andreï Filipov, riferendosi al Concerto di Ciaikoski. Quell’esistenza che si riscopre quando ci si riappropria della bellezza perduta.

 




permalink | inviato da Andarelontano il 15/3/2010 alle 9:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


 

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